La Tecnica di Gioco

Nonostante la molteplicità delle situazioni e delle regole, la strategia di base nel rugby è molto semplice. Sono quattro i principi fondamentali.

1) Possesso: assicurarsi il possesso del pallone, ossia l’elemento indispensabile per fare punti e quindi vincere.

2) Avanzamento: con il pallone in mano è imperativo avanzare, cioè avvicinarsi alle retrovie avversarie in maniera da favorire varie ipotesi alternative di segnatura e rendere più difficile la difesa avversaria.

3) Sostegno: è fondamentale che ogni affondo offensivo individuale si avvalga del sostegno dei compagni per essere efficace; diversamente, pur ottenendo un iniziale successo, il giocatore può presto rimanere isolato e perdere il possesso della palla.

4) Continuità: elemento indispensabile per la riuscita delle varie manovre d’attacco, attraverso le quali non si deve concedere tregua e possibilità di riorganizzazione alla difesa avversaria.

Oltre a questi quattro principi va ricordata anche l’importanza della gestione del territorio: una buona strategia, infatti, deve poter controllare il terreno di gioco in ogni circostanza. Tutti i 15 giocatori devono sapersi muovere, in attacco come in difesa, in modo da poter fronteggiare qualsiasi evenienza. Il rugby si fa veramente totale e i giocatori fisicamente tendono ad assomigliarsi tutti prescindendo dai ruoli.
In questo sport sono necessari anche il calcolo e la riflessione; le manovre devono essere articolate e preparatorie. Le continue sortite dei giocatori in possesso di palla sono dirette non tanto all’infiltrazione nelle maglie della difesa avversaria, quanto al tentativo di impegnarla in una serie di progressivi ‘punti di incontro’: si tende a raccogliere e bloccare in un determinato punto del campo più avversari possibile, per poi spostare questa sorta di finta offensiva in altre zone ‒ cosa importante ogni volta che si supera la linea del vantaggio, cioè il punto da cui la palla era stata inizialmente giocata ‒ fino a trovare la superiorità numerica per correre in meta.
Lo stesso atteggiamento di ponderazione è richiesto ai difensori, che devono evitare l’affanno con il conseguente ricorso all’indisciplina, all’antigioco, al fallo professionale. L’importante è non impegnare nei ‘punti di incontro’ più giocatori degli attaccanti e ricostituire sempre ai lati del raggruppamento nuove linee di difesa. Lasciarsi tradire dall’indisciplina significa incorrere in sanzioni penalizzanti ancora più dannose, fino al cartellino giallo per fallo professionale, che lascia la squadra con un uomo in meno e ancora più in balia dell’avversario.
Questo tipo di strategia di base, incentrata sui ‘punti di incontro’, comporta che le azioni con il pallone vivo possano durare più minuti, con una resa emozionale e spettacolare altissima ma anche con un notevole consumo di energie fisiche e mentali.
Fermi restando i principi sopra descritti, il rugby ha modificato nel tempo le proprie strategie di battaglia. Tuttavia, fino agli anni Novanta il rugby si giocava con gli 8 avanti impegnati a conquistare il possesso del pallone e gli altri giocatori, i trequarti, a correre con il pallone in mano per segnare la meta. Eccezioni a questa regola si sono registrate, ma erano sporadiche e mai divenute vere e proprie strategie. Ne sono esempi il ‘rugby totale’ dei neozelandesi, che già agli inizi del Novecento era caratterizzato da giocatori tutti arretrati, ovvero trequarti; oppure la modifica del ruolo dell’estremo, che prima degli anni Settanta si limitava a raccogliere il pallone e a calciarlo in touch, mentre in seguito, con il francese Pierre Villepreux (poi allenatore in Italia), partecipò più attivamente al gioco; o ancora il lancio nel touch, una volta affidato all’ala e poi al tallonatore; o infine l’impiego dell’ala dalla parte chiusa (quella che si trova, inutilizzabile, nei pressi della mischia quando questa è impegnata presso una zona laterale del campo) come primo attaccante al posto del mediano di apertura. Si trattava, tuttavia, di modeste variazioni sul tema. In realtà il rugby è rimasto quasi sempre ancorato alle strategie tradizionali; ogni innovazione, infatti, era obbligata a fare i conti con la tradizione che in essa vedeva soltanto un tentativo sleale di sovvertire lo stato delle cose.
Le innovazioni nella strategia avrebbero avuto bisogno del supporto di regole, ma quelle controllate dai tradizionalisti dell’IRB anglosassone potevano essere modificate soltanto nel senso di un rafforzamento della strategia tradizionale, insidiata da accorgimenti tattici minori. Soltanto l’imponente crescita dell’interesse per questo sport, scaturita dall’introduzione della Coppa del mondo nel 1987, e il successivo avvento del professionismo nel 1995 sono riusciti a modificare le strategie del rugby, consentendo una più libera visitazione del gioco.
A questo punto si è ottenuto l’adeguamento delle regole. Inizialmente, infatti, il sistema basato sui ‘punti di incontro’ era protetto dal regolamento che di fatto rendeva inutile la difesa: una volta in possesso del pallone, la squadra attaccante poteva contare su una segnatura praticamente sicura, o per meta o per penalità. In caso di non giocabilità del pallone durante un raggruppamento, la regola concedeva il possesso alla squadra attaccante tramite l’introduzione in mischia. In tal modo si tradiva uno dei fondamenti del rugby che è il placcaggio, ovvero la risposta del coraggio all’abilità tecnica e fisica. Una grave ingiustizia che tra l’altro, negli anni Novanta, stava rendendo il rugby una disciplina scontata e monotona. La nuova regola prevede invece che, se il pallone non è giocabile durante un raggruppamento spontaneo, l’introduzione in mischia sia assegnata alla squadra in attacco soltanto in caso di maul, mentre in caso di ruck viene assegnata alla squadra in difesa; in questo modo sono stati rilanciati sia il placcaggio sia la difesa, restituendo più entusiasmo al rugby.
L’impegno del placcatore non è più tanto quello tradizionale di fermare un avversario e metterlo a terra, quanto quello di impedirgli la trasmissione del pallone e il superamento della linea del vantaggio (cioè l’avanzamento rispetto al punto da dove l’azione era partita) o di fargli cadere il pallone in avanti in modo da poterglielo sottrarre (turnover). In altri termini la difesa deve risultare avanzante e il placcaggio alto, magari non in grado di arrestare, ma tale da consentire a un altro compagno di realizzare un placcaggio più positivo.
Un altro apporto significativo verso la limitazione del possesso del pallone è costituito da una norma relativa alle mischie chiuse: se la mischia ruota di più di 90° (mischia girata) il gioco si interrompe e la nuova introduzione nella mischia spetta all’altra squadra.