I ruoli del Rugby

L’ultimo regolamento del rugby prevede una squadra composta da 15 uomini (formazione iniziale) più 7 in panchina (nei test matches le riserve non siedono in panchina, ma in tribuna). Le sostituzioni tecniche sono definitive, tranne che per la prima linea in caso di necessità, mentre può essere sostituito provvisoriamente il giocatore che presenta una ferita sanguinante. La squadra si compone di due reparti: gli avanti, con 8 uomini, e i trequarti, con 7 uomini. Le azioni di gioco dei due reparti vengono raccordate da due mediani: mediano di mischia e mediano di apertura. La numerazione assegna le maglie da 1 a 8 agli avanti e da 9 a 15 ai trequarti; la panchina va da 16 a 22.

Avanti (pack): è un reparto formato da uomini forti, alti e pesanti, perché il loro compito è quello di impegnarsi nella conquista di palloni, soprattutto nelle fasi statiche, nelle mischie e nei touches. Quando il rugby reclutava i giocatori dall’atletica leggera, si cercavano gli avanti fra i lanciatori di peso (prima linea: piloni), i discoboli (seconde linee e terza linea centro), i decatleti e i quattrocentisti (terze linee).

Piloni (props): indossano le maglie numero 1 e 3, rispettivamente pilone sinistro e pilone destro, con riferimento allo schieramento della mischia chiusa. Il pilone sinistro, che ha la testa verso l’esterno, ha un compito tecnicamente e fisicamente più impegnativo: poiché è dalla sua parte che il mediano di mischia introduce il pallone, egli deve lasciare libero il tunnel tenendo arretrato il piede sinistro ma pronto tuttavia a portarlo avanti per chiudere il tunnel dopo l’introduzione, il tutto senza perdere la linea di spinta orizzontale. La corporatura ideale per un pilone, cui è spesso affidato il compito di sollevare il saltatore (‘ascensore’) nelle rimesse in touch, è di l,80-1,85 m di altezza per 110-120 kg di peso.

I ruoli nel rugby-thumbnail

Scarica i Ruoli del Rugby di Laura Guglielmo

Tallonatore (hooker): indossa la maglia numero 2. Inizialmente aveva un ruolo meramente tecnico che non richiedeva particolari qualità fisiche perché il suo compito era sostanzialmente quello di abbracciare i due piloni, impegnarsi nella mischia chiusa e allungarsi appeso ai piloni per agganciare il pallone e portarlo dalla sua parte; non aveva neanche responsabilità di spinta. Quando negli anni Settanta si cominciarono a ripensare le possibilità dei singoli ruoli, si intuì che al tallonatore potevano essere affidati altri incarichi, come il lancio della palla in touch, e gli si poteva chiedere una partecipazione più attiva soprattutto in chiave difensiva. Da quel momento il tallonatore ideale è quello che possiede caratteristiche di agilità, ma che sa anche spingere e correre, una sorta di terza linea aggiunta.

Seconda linea (lock): è formata da due giocatori che indossano le maglie numero 4 e 5 e che hanno il compito principale di spinta nelle mischie chiuse e quello di agganciare i palloni alti nelle rimesse in touch. Di conseguenza possono essere considerati come ‘torri’ in campo, di cui viene cercata e apprezzata la massima statura accoppiata a un’adeguata fisicità. Una seconda linea di circa 2 m per 110-115 kg rappresenta un buon potenziale per una squadra di rugby in campo internazionale.

Terza linea: in mischia è la terza linea di spinta. I giocatori indossano le maglie numero 6, 7 e 8. Il numero 8 si chiama anche terza linea centro. I numeri 6 e 7 sono definiti terze linee ali o flankers. Il numero 8 in mischia chiusa spinge sulle seconde linee, i flankers su seconde linee o piloni. Nessuno può lasciare lo schieramento di mischia chiusa prima del tallonaggio e dell’uscita del pallone. Nelle rimesse laterali almeno una delle terze linee deve essere in grado di fungere da terza opzione di salto e ricevimento del pallone. È apprezzata una statura attorno a 1,90 m e oltre. Al reparto è richiesta una particolare presenza attiva nelle manovre al largo (cioè lontano dal pack), siano esse offensive o difensive. In particolare, i flankers devono poter assicurare la massima copertura del territorio. Va però osservato che il rugby più moderno, accentuatamente totale nel senso di una minore specializzazione e di una maggiore intercambiabilità funzionale, rende meno rigide le definizioni di ruoli e compiti dei giocatori, specie una volta sganciati dalle fasi statiche. Si parla infatti di prima linea, seconda linea e terza linea di attacco e di difesa, con partecipazione paritaria di tutti e 15 i giocatori senza distinzione di ruoli.

Trequarti (backs): tradizionalmente il reparto aveva il compito di sfruttare il potenziale legato al possesso di palla degli avanti. Avevano a disposizione un’ampia fetta del terreno di gioco non affollato da avversari dove correre con la palla in mano ‒ o incunearsi tramite abili ‘calci a seguire’ ‒ verso la meta. Una sorta di cavalleria leggera le cui qualità preferite erano agilità e velocità. Pertanto, fino alla rivoluzione strategica avvenuta nell’ultimo ventennio del secolo scorso, i trequarti venivano scelti nell’atletica leggera fra gli sprinters puri. Discorso diverso per i mediani, in particolare per il mediano di mischia che si doveva possibilmente cercare fra i piccoli di statura, più capaci di sottrarsi al- la presa dei prestanti avanti avversari. Naturalmente le nuove strategie hanno modificato radicalmente l’approccio alle qualità fisiche dei trequarti, anche se scatto e velocità sono sempre apprezzati. La figura più rappresentativa del trequarti è sicuramente Jonah Lomu, degli All Blacks, un trequarti alto come una seconda linea (1,96 m) e pesante come un pilone (120 kg), ma capace di correre i 100 m in meno di 11 secondi.

Estremo (fullback): gioca con il numero 15. È il giocatore più arretrato della squadra; il suo compito tradizionale è quello di raccogliere i calci avversari che non vanno in rimessa laterale e ribattere il pallone in campo avverso o in touch per guadagnare terreno. In difesa è l’ultima speranza di placcare un giocatore avversario sfuggito ai compagni. Nel rugby moderno è anche l’uomo che lancia i contrattacchi e quello che si inserisce negli attacchi dei trequarti per creare la condizione di uomo in più. Deve essere dotato di un calcio forte e preciso ed essere un ottimo placcatore. Può essere anche lo specialista della squadra per i calci piazzati.

Trequarti ala: sono i due giocatori che indossano le maglie numero 14 e 11, a seconda che siano schierati a sinistra o a destra. Il loro compito è quello di correre verso la meta per concludere il lavoro svolto dalla squadra, teso a consegnare loro la palla con uno spazio a disposizione perché possano sfruttare le proprie doti tecniche e di velocità. Devono disporre anche di un buon calcio, poiché spesso si trovano a dover calciare palloni lanciati dagli avversari. In teoria dovrebbero essere gli sprinters più veloci della squadra. Nel rugby più recente ci sono due prototipi di ala: quella di corporatura possente e quella di costituzione piccola e scattante, come i due gallesi Stephen e Mark Jones. L’Inghilterra campione del mondo in Australia nel 2003 si è imposta grazie alla potenza fisica di Ben Cohen e alla funambolicità tutta scatti e ripartenze di Jason Robinson.

Trequarti centro: indossano le maglie numero 13 e 12. La loro abilità era tradizionalmente quella di creare, attraverso azioni e passaggi, le opportunità per l’ala ed eventualmente agire anche da soli. Nel rugby più moderno spesso il loro compito è quello di impegnare l’avversario il più possibile sul suo campo, oltre la linea del vantaggio (linea ideale che passa dal punto in cui il pallone è partito in quell’azione), per dare luogo a un ‘punto di incontro’ da cui far partire una successiva fase di gioco offensivo. Oltre alle indubbie qualità tecniche e alla velocità, il trequarti centro deve avere un fisico possente per riuscire a difendere il possesso della palla nei ‘punti di incontro’ e per rompere il placcaggio alto dell’avversario. Importante in questo senso è la capacità di correre con angolature che spiazzino l’intervento dell’avversario. Il migliore rappresentante di questo tipo di giocatore negli ultimi anni è sicuramente il centro e capitano dell’Irlanda Brian O’Driscoll.

Mediano di apertura (fly half): era ed è il regista del gioco della linea arretrata (trequarti) e indossa la maglia numero 10. È lui che decide tatticamente come impostare il gioco quando il mediano di mischia gli trasmette l’ovale: passare, avanzare, calciare tatticamente o per conquistare territorio. Deve trasmettere perfettamente e rapidamente la palla a destra e a sinistra e calciare con entrambi i piedi. Deve disporre di un gran bagaglio tecnico. Inizialmente gli era richiesta soprattutto agilità, e quindi il ruolo è stato spesso coperto da giocatori di scarso peso. Il rugby più recente, invece, richiede per ricoprire questo ruolo giocatori tecnici ma provvisti di buon placcaggio, poiché è proprio nella zona dov’è piazzato il mediano di apertura che vanno a colpire gli attacchi delle terze linee, nella speranza di trovare una resistenza fisicamente più debole. Il famoso mediano di apertura italo-argentino Diego Domínguez, campione di Francia ritiratosi nel 2004, era infatti un grandissimo placcatore. Altro ottimo placcatore è il numero 10 dell’Inghilterra, Jonny Wilkinson, campione del mondo 2003, buon calciatore ma insormontabile difensore nell’uno contro uno. Spesso è lo specialista designato dei calci piazzati.

Mediano di mischia: indossa la maglia numero 9. È il vero regista della squadra poiché è lui che decide come gestire il possesso di palla in mano ai propri avanti e quando farsela passare, che studia forza e debolezza degli avversari scegliendo i momenti più opportuni per lanciare le linee arretrate. Tecnicamente deve essere perfetto: calciatore completo e dotato di passaggio lunghissimo, teso e preciso. Fino agli ultimi decenni del Novecento per rendere il passaggio dal mediano di mischia al proprio mediano di apertura lungo e preciso questo avveniva in tuffo. In seguito è andata sviluppandosi la tecnica del passaggio avvitato che consente traiettorie lunghe e precise, tecnica assimilata da tutti i giocatori. In difesa i migliori mediani di mischia rappresentano l’uomo in più, perché a palla persa non restano inutilmente dietro ai propri avanti, ma vanno a coprire il territorio rimasto scoperto. La tecnica di passaggio in piedi con avvitamento a siluro del pallone non impone più taglie piccole: si trovano mediani di mischia di tutte le stature purché agili, pronti e tecnicamente preparati.