Noi de Polo siamo quadrati…

Il nostro Alessandro De Polo, dopo l’ultima partita in gialloblù, ha rilasciato questa simpatica e amichevole intervista a Silvano Cavallet, per i lettori del Gazzettino.

“La prima cosa che mi viene in mente? E’ che sono passati 25 anni; e che sono letteralmente volati. Per dire: mi ricordo benissimo delle prime gare, quando avevo dieci anni. E adesso mi ritrovo alla vigilia dei 36 (li compirà a novembre. Ndr) a salutare”.

Lui è Alessandro De Polo, un punto fermo della palla ovale non solo gialloblù (“Si, ho avuto anche una rapida passata in Alpago, chiusa per difficoltà a combinare tempi e impegni”) che ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo.

Sicuro?
“Si, sicuro. Ci ho pensato a lungo, naturalmente, perché il mal di rugby non è certo inferiore al ben noto ‘mal d’Africa’ ma adesso è giunto il momento di chiudere”.

– Proviamo a riavvolgere il nastro. Con papà Valentino e zio Roberto rugbisti a tempo pieno, probabilmente non c’erano alternative..
“Vai a vedere le partite, ti immergi in quel clima e poi scopri che vuoi diventare anche tu uno di quelli che sudano e faticano con un pallone ovale”.

– 25 anni – un tempo si sarebbe detto: una generazione – significano una galleria quasi infinita di persone. Se, però, ti chiedessero di fare qualche nome, chi estrarresti dal mazzo?
“E’ una domanda molto, molto impegnativa. Ma mi ci provo. Allora, prima di tutto direi Alessandro ‘Tano’ De Bona. (Giovane atleta del Belluno, prematuramente scomparso. Ndr); e credo che tutti coloro che l’hanno conosciuto e ci hanno giocato assieme, sarebbero di questo avviso. Poi Gianluca Giacon, per me il più forte giocatore espresso dal movimento bellunese e il più forte col quale ho giocato. Ancora, Alessio Dal Pont, altro punto fermo nella mia vita da atleta e – non poteva certo mancare nella mia galleria – Gigi Liguori, un grande conoscitore del nostro sport e un eccellente motivatore. Infine, vorrei spendere due parole anche per Alberto, mio fratello. Siamo sempre stati molto uniti, sia dentro che fuori il terreno di gioco”.

– Si dice che proprio Alberto abbia provato a farti recedere.
“Si, ma noi De Polo siamo quadrati. Ci pensiamo a lungo ma poi, fatta la scelta, è quella”.

– Ultimo atto agonistico. Che cosa si prova?
“C’era stata la festa al termine della sfida col Trieste e pensavo che sarebbe finita così. Oltretutto, mi avevano regalato un quadro con la maglia firmata da tutti (ora appeso in sala, ovvio). A Conegliano, però, sono arrivati in tanti e gli applausi alla fine – lo confesso – mi hanno davvero commosso”.

– Che futuro per Alessandro De Polo?
“Ci penserò. Di sicuro non è facile, forse neppure possibile, lasciare questo ambiente. Ma che cosa fare, la valuterò con calma assieme ai miei cari”.

– Un saluto ai compagni?
“Un grande grazie a tutti. Se ho potuto giocare e divertirmi per tanti anni, è ovvio che il merito sia loro. Dei giocatori e di tutta la Società. Per tutti ricordo Andrea (Rubiero. Ndr) che ha dato molto e il suo lavoro porterà ancora frutto. Perché non ho dubbi: quest’anno siamo arrivati secondi ma le qualità, la voglia, la grinta per salire ci sono tutte. Scommettiamo?”.

Meglio di no: con lui, uomo di mischia, si rischia una brutta figura!