I De Anna e la sporca meta della discordia

1977 – Sanson Rovigo-Petrarca Padova, una partita entrata nella storia del rugby italiano.

Quella sporca, contestatissima meta che divise due città e due fratelli. A Rovigo se la ricordano ancora dopo oltre vent’anni. Fu durante il drammatico spareggio della stagione ’76/’77. Una partita che meriterebbe di essere raccontata minuto per minuto perché successe veramente di tutto.

La Sanson Rovigo di Julien Saby era la regina bella e dispotica del rugby italiano di quegli anni. Praticava gioco futuribile ed era all’inizio di un lungo ciclo di vittorie. Una squadra di campioni come il fuoriclasse gallese Bernard Thomas, i giganti sudafricani Os Wiese e Dirk Naudé e poi Doro Quaglio, Nino Rossi, Banana Visentin e naturalmente Elio e Dino De Anna di Cordenons.

Elio De Anna veniva da un’annata strepitosa. Era stato il capomarcatore del torneo vinto dalla sua squadra ed era esploso in Nazionale. Dino, più vecchio di quattro anni, viveva invece nell’ombra del fratello e dopo lo scudetto, non rientrando più nei programmi, complice anche un corso di specializzazione in chirurgia pediatrica, era andato a giocare un anno in prestito al Petrarca Padova.

Ai nastri di partenza del campionato ’76-’77 il Rovigo con lo scudetto cucito sulle maglie era la squadra da battere. Il Petrarca aspettava paziente la sua occasione. Alla fine del girone d’andata la Sanson aveva già fatto il vuoto. I tuttineri padovani erano indietro di parecchie lunghezze, tanto che il Commendator Campice, uno dei notabili della società rossoblù si era lasciato andare ad una dichiarazione che era rimbalzata su tutti i giornali e che lo stesso Elio De Anna aveva definito incauta: Lo scudetto è già nostro. Il Petrarca? Perché vinca questo campionato dovrebbe nevicare ad Agosto.

Si arrivò alla stretta finale ed alle partite decisive. Un Rovigo supponente e vanesio scese a Reggio Calabria contro una squadra che lottava per non retrocedere e incassò una clamorosa sconfitta che riaccese le speranze patavine. Nello scontro diretto di fronte ai ventimila dell’Appiani, il Petrarca si impose alla grande con un Dino De Anna superlativo. E si andò allo spareggio. Campo designato il nuovo stadio di Udine nel quartiere dei Rizzi, poi battezzato Stadio Friuli.

Per lunghissimi, interminabili minuti, il punteggio rimase sullo 0 a 0 nonostante le bordate di piazzati sparate da una parte e dall’altra. Un calcio di Thomas si stampò sul palo destro, rimbalzò beffardamente sulla traversa, toccò anche il palo sinistro e uscì accompagnato dal boato della folla. Tra i giocatori della Sanson cominciava a serpeggiare il presentimento che un destino capriccioso e malevolo marciasse contro di loro.
Sul finire del primo tempo il Petrarca ottenne un piazzato da metà campo ma né Elio Lazzarini, il calciatore designato, né Dino De Anna se la sentirono di batterlo. Finchè dalla mischia uscì Lucio Bocaletto, alto e grosso, una seconda linea, il quale sparò un puntalone osceno che si infilò sibilando tra i pali dando la stura ad una incredibile serie di emozioni. Il Petrarca segnò un altro calcio e andò a riposo in vantaggio 6 a 0.

All’inizio della ripresa, mentre il cielo cominciava a rabbuiarsi arrivò l’episodio che segnò la partita. Dino De Anna piombò come un falco su un pallone rimpallato tra Lazzarini e Nino Rossi, fece due falcate nettamente fuori dal campo e andò a segnare sulla bandierina. L’arbitro Pogutz di Roma clamorosamente convalidò.
A quel punto sullo stadio dei Rizzi calò l’Apocalisse. Si alzò un vento incredibile che soffiava contro i rossoblù impedendo quasi ai giocatori di stare in piedi. Una violentissima grandinata in pochi minuti ricoperse il manto erboso di una spessa coltre bianca, mentre dalle tribune si alzava il coro dei diecimila petrarchini: Nevica! Nevica! … a gelare il sangue nelle vene a Giordano Campice e ai giocatori della Sanson. In quell’atmosfera irreale un fulmine cadde sulle tribune uccidendo sul colpo un certo Rizzi, tifoso del Rovigo. Sotto il diluvio cominciò l’assedio rossoblù ma la porta del Petrarca sembrava stregata, come se una mano invisibile deviasse i calci all’ultimo momento. L’arbitro Pogutz annullò al Rovigo altre due mete e la partita si concluse 10-9 sotto le luci artificiali.

All’uscita dagli spogliatoi – racconta Elio De Anna – era tornato il sole, accecante, caldissimo, tanto che non si resisteva con le camicie addosso. Quella maledetta partita viene ricordata oltre che per la vendetta di mio fratello anche per la drammatica coincidenza dei tre Rizzi: si giocò allo stadio dei Rizzi, noi arrivammo da Rovigo con una corriera Rizzi che al ritorno fu anche coinvolta in un piccolo incidente e Rizzi si chiamava anche il tifoso che rimase fulminato.

Il giorno dopo e per oltre una settimana Rovigo, la sua piazza, i suoi bar erano tappezzati da una foto, ripresa dalle immagini televisive, dove si vedeva la scarpetta di Dino De Anna ben oltre la linea di gesso…

Racconto di Piergiorgio Grizzo