Una 16 che non ti aspetti

18 Aprile 2016 at 19:59

Il riscatto della nostra Under 16 contro la Benetton 2, in una partita che sa di fango e sudore

Difficile comprendere questi ragazzi, dalle stelle alle stalle e ritorno!

In every case… “Welcome back to the present!”

Dopo una “non” partita col Trieste che era valso l’ultimo posto in classifica a pari punti col Benetton2 (che ha subito ad inizio stagione un po’ di punti di penalizzazione causa ritiri per mancanza di giocatori, ma che comunque ci ha visti sconfitti a casa loro) e con il Conegliano, questi ragazzi erano stati “randellati” a fine partita dai due coach Jo e Davide. “Randellata” che ha risvegliato in loro un po’ di amor proprio, facendo una settimana di allenamento che non si vedeva da tempo, quasi sempre tutti presenti e molto concentrati.

Ore 12, all’appello, incrociavi gli sguardi e non si capiva bene cosa passasse per le loro teste: si sono cambiati in palestra, causa minirugby, parlavano poco e quel poco veniva fatto sottovoce; poca voglia di ridere e musi lunghi, non si capiva se era sonno e poca voglia, oppure tanta rabbia e concentrazione. Si vedono i ragazzi che curano i dettagli come non mai, giri di scotch per stringere bene gli scarpini o i calzettoni, qualche fasciatura per soffrire meno i colpi, ma non si capiva il loro grado di “essere carichi”, non si poteva che aspettare il fischio d’inizio.

Il tempo si metteva al peggio proprio qualche minuto dal fischio d’inizio, comincia a piovere, si aprono gli ombrelli, qualcuno dalle tribune borbotta… ”Cavolo ci mancava la pioggia!”… ma dentro il recinto di gioco, panchina gialloblu, ci si guarda, si sorride e l’allenatore alza la voce verso un ragazzo, ma sa bene che vale per tutta la squadra e dice: “Ehi, piove, questo è il vostro tempo! Fateci vedere, che non ci sono più scuse!”.

Come dire, che questi ragazzi riescono a dare il massimo solo se sono nel fango, solo quando si deve veramente sudare e faticare, solo quando la situazione è difficile, perchè se è troppo facile non è bello, non è rugby e non hai risultato.

Pronti via e Benetton subito nei nostri 22 e li c’è rimasta per oltre 7 minuti, e in quei 7 minuti si è capito subito che la partita si poteva perdere, ma la pelle l’avremmo venduta cara.

Recuperata con grinta la palla, subito un calcio di liberazione, ma il Benetton non lasciava respiro e rientrava subito nei nostri 22. Altri minuti interminabili di trincea, placcaggio dopo placcaggio, mischia su mischia e i trevigiani non passavano.

I nostri ragazzi hanno alzato un muro, ben determinati a non farlo crollare. Poi palla recuperata e un nuovo calcio liberatorio, ma stavolta la squadra sale, volano le ali, volano i trequarti e anche la terza linea non si risparmia, la palla resa viscida dall’acqua, sfuggiva ai ragazzi bianco verdi e i nostri erano li tra la metà campo e la loro 22 e finalmente giocavamo.

Palla recuperata e il nostro secondo centro ha fatto quello che meglio sa fare, correre, ed è stata una corsa tra i pali per la meta agognata, poi ben trasformata.

E chi se lo aspettava? Pima della partita forse si, ma certamente dopo i primi 10/12 minuti di umiliazione e assalto degli avversarsi, nessuno… E invece: 7 a 0 a nostro favore!

Si riparte, ora la partita è più equilibrata; si gioca molto da parte a parte, ogni calcio mette in pericolo la retrovia delle due squadre, ma mentre i nostri, non fortissimi nella presa al volo, lasciavano cadere la palla per poi inseguirla, e in questo caso si è vista la squadra, tutti in protezione dell’estremo quasi mai lasciato solo in difficoltà, gli avversari più tecnici, per tutta la partita azzardavano la presa al volo, ma con questo tempo risultava difficile e così gli avanti o le rincorse difficili alla caccia del pallone scappato si sprecavano.

Non siamo stati bravissimi, abbiamo commesso molti falli, spesso inutili o stupidi, a caus aforse del gioco molto fisico, continui calci di liberazione che fanno fare chilometri alle nostre ali, molte mischie “maschie” da dove usciva fumo, chiaramente era fumo di umidità e di sudore ma a noi piace pensare che fosse fumo dei nostri scarpini che “aravano” sul campo per avanzare… E anche qui i ragazzi del Benetton non passavano.

Le lancette dell’ orologio correvano e la partita rimaneva in equilibrio, troppo in equilibrio.

In panchina si alza la tensione, vediamo che reggiamo bene ma sbagliamo sempre di più, c’è la paura della sorpresa finale, vista troppe volte. I ragazzi sono stanchi; quelli della mischia alzano la testa e capiscono che tocca a loro dare ancora qualcosa, si capisce che il muro avversario sta cedendo e si puo’ prendere a spallate e cosi cominciano le incursioni, prima col nostro 8 che arriva a 5 metri, poi col flancker, poi col nostro pilone destro, che cerca di schiacciare in meta, ma viene “tenuto alto”.

Poi un ultima mischia, l’arbitro chiama ultima azione, i ragazzi del Benetton conquistano palla, avanzano ci mettono paura, ma noi recuperiamo la palla torniamo verso i loro 22, ma perdiamo palla…

…e poi….

…poi il nostro pilone sinistro riesce a rubare l’ovale e mette peso e potenza, sfonda, sfonda e avanza, e va! Viene placcato, ma ormai è li e la mette giù!

L’arbitro fischia, alza la mano: è meta!

E lì in fondo nell’ angolo dove il pilone è ancora a terra si forma una montagna umana di giocatori, mancava solo qualcuno che piantasse la bandiera: la collina era conquistata!

E vengono giù le tribune dalla gioia e si scatena la festa, il calcio non viene piazzato, ma il risultato finale c’è: 12 a 0!!!

Dopo i saluti, gli allenatori ribadiscono il concetto ai ragazzi, solo con il lavoro fatto in settimana si può vincere con tutti o almeno si può rimanere in partita fino alla fine.

Domenica c’è il Piave, ultima partita, altra partita difficile con la terza in classifica appena battuta dai gialloverdi dell’Alpago. Vedremo…

…intanto godiamoci questa bella vittoria! Bravi “boce”!!!

Dal nostro inviato “al fronte”, Thomas De Bastiani