Le ultime dalla RWC England 2015

24 Ottobre 2015 at 07:31

Rugby, il Mondiale si accende. Argentina ‘intrusa’ tra le big

Tra sabato e domenica la rassegna iridata decide le due finaliste. Sudafrica-Nuova Zelanda la sfida più attesa, i Pumas sfidano l’Australia

LONDRA – Hanno vinto sei Coppe del mondo su sette di quelle fin qui assegnate e ora si giocano l’ottava. Fra Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica e Argentina solo l’ultima non ha mai alzato il trofeo, ma è anche la squadra entrata solo nel 2011 nel torneo che fa da contraltare al Sei Nazioni, il Rugby Championship a cui le quattro semifinaliste di England 2015 partecipano ogni anno nell’inverno australe.

Due semifinali (Sudafrica-Nuova Zelanda, domani alle 17 ora italiana e Australia-Argentina domenica sempre alle 17 entrambe in diretta su SkySport2) del rugby dell’altro mondo, dell’Emisfero Sud. Quello dove ci si diverte di più a giocare, dove ci sono meno soldi che girano e i giocatori hanno un attaccamento alla propria maglia nazionale che va oltre il mero orgoglio. Due semifinali da cui è assente l’Europa, e non era mai accaduto, che si giocano nel tempio europeo del rugby, lo stadio di Twickenham, “Home of England Rugby”, da cui l’Inghilterra è stata sfrattata nei gironi eliminatori, di fatto dall’Australia. Se la storia conta solo All Blacks o Australia possono vincere, perché nessuno ha mai alzato la coppa dopo una sconfitta nella fase a gironi e il Sudafrica ha perso col Giappone e l’Argentina con la Nuova Zelanda.

Si inizia con Nuova Zelanda-Sudafrica. 20 anni dopo il match di Invictus, il 15-12 della finale che dette ai sudafricani il riconoscimento mondiale sfuggito negli anni dell’apartheid e che di fatto, grazie a Mandela, sancì l’uscita di tutto il paese dagli anni bui della segregazione raziale. Tutto ora sembra lontanissimo, ma non è così. Non sono molti i giocatori di colore in questa squadra, anche se la storia di uno di loro merita di essere raccontata bene perché si intreccia con quella di 20 anni fa. Brian Habana aveva 12 anni quando suo padre lo portò a vedere il match di apertura di quel mondiale, Sudafrica-Australia che potrebbe, molti lo sperano, essere la finale di questo. Suo padre amava il rugby, ma non poteva giocare ad alto livello perché nero, Brian giocava a calcio, ma vedendo gli Springboks decise che il suo destino sarebbe stato ovale. E’ la sua terza Coppa del mondo, fino a oggi ha segnato ai mondiali 15 mete (quante l’All Black Jonah Lomu), ma mai contro la Nuova Zelanda. Nell’edizione del 2007 ne segnò 8, record eguagliato da Julian Savea, neozelandese, in questa edizione.

Dall’altra parte c’è Richie McCaw, il giocatore più fischiato del mondiale, capitano degli All Blacks. “Il pubblico ha diritto a esprimere il suo giudizio, ma i fischi non mi condizionano”. Ha guidato i tutti neri più di 100 volte, ha giocato 146 partite con la felce d’argento, record assoluto nella storia del rugby internazionale, di queste partite ne ha vinte 129, altro record, segnando 27 mete, record per un avanti delle nazionali di prima fascia. Nella sua carriera internazionale ha preso 3 gialli, l’ultimo qui contro l’Argentina. “Richie è stato man of the match nella sua prima partita, lo è stato quando ha fatto la centesima presenza. E’ uno dei più grandi giocatori del mondo e per arrivare qui ha dovuto superare prove dure, credo che il segreto sia la grande fiducia che ha nelle proprie capacità”, dice Steve Hansen allenatore All Blacks.

La partita di domenica, Australia-Argentina, sembra sulla carta decisa. Ma sembrava una passeggiata anche il match degli australiani contro la Scozia deciso alla fine, 35-34, da un errore dell’arbitro Joubert, sudafricano. E l’Argentina partiva sconfitta con l’Irlanda, poi travolta 43-20. “Sarà un’altra partita rispetto all’Irlanda, incontriamo l’Australia due volte all’anno (battuta solo una nel 2014 a Mendoza 21-17 ndr) li rispettiamo ma sappiamo che possiamo vincere, sarà una partita dura, anche fisicamente, loro hanno un gioco alla mano molto incisivo”, dice Nicolas Sanchez, numero 10 argentino. Il temperamento argentino esce in una battuta sul campo di allenamento, Bagshot, quello abitualmente usato dagli inglesi. “Bello, abbiamo tutto e ne approfittiamo. Dell’Inghilterra ce ne freghiamo”. Le Malvinas incombono, c’è chi giura faranno capolino in uno striscione.
“Non sono sorpreso che siano arrivati qui, li incontriamo regolarmente nel Championship e quindi sappiamo il loro valore. Sì, il nostro allenatore degli avanti è il loro vecchio tallonatore, Mario Ledesma. Ho allenato anche io all’estero (Italia e Francia ndr) e so come sia difficile parlare un’altra lingua, ma quando è la lingua del rugby ci si fa capire molto bene”, dice Michael Cheika, allenatore degli australiani.

Articolo di Alessandro Cecioni da “Repubblica” del 23 ottobre 2015