Il rugby epico di Rino Francescato

9 Ottobre 2015 at 15:13

Guardando la partita Uruguay – Fiji mi sono ricordato della mia Italia di anni fa.
Eravamo tutti dei dilettanti come gli Uruguaiani , innamorati di questo sport stupendo.
E come L’Uruguay eravamo condannati per gran parte dell’anno a incontrare sempre le squadre Nazionali non titolari.
Pensate decenni a rappresentare la nostra Nazionale cercando di farci rispettare da Nazioni che non ci consideravano minimamente dal punto di vista rugbystico e sistematicamente ci schieravano contro sempre le riserve della loro squadra rappresentativa. A B…
Sempre in attesa di un evento, di una platea , di una manifestazione internazionale per poter finalmente sfidare i campioni affermati.
Tutti noi atleti conosciamo le doti dei veri campioni , quante volte li abbiamo scrutati, analizzati applauditi invidiati.
Sempre abbiamo cercato di imitarli e addirittura abbiamo sperato di superarli e di batterli un giorno in campo.
Solo quando si sfidano i migliori si cerca di trarre il meglio di noi stessi.
E quando ci capitavano queste opportunità si dava il massimo, si cercava di dimostrare alle squadre titolate famose che anche in Italia si giocava un rugby di qualità e soprattutto che c’erano dei giocatori di qualità.
Abbiamo avuto poche opportunità , e abbiamo fatto e di tutto per sfruttarle, insieme a Nello a Bruno , a Mascioletti a Ghizzoni , a Gaetaniello a Stefano Bettarello, a De anna e … Bonetti , Bona Altigieri e..Caligiuri , Colella , Di carlo … e tutti gli altri amici .. anche mio fratello più piccolo Ivan, più tardi, avrebbe avuto questa mentalità.
Mi ricordo le battaglie con la Romania più forte di sempre che batteva sistematicamente la Francia.
Pensate parte di quei giocatori erano diventati nostri amici, li incontravamo tutti gli anni.
Mi ricordo di un anno particolare; io e il mio amico inseparabile Pivetta avevamo fatto una scorta di cibo in Italia e avevamo invitato dopo la partita i giocatori Rumeni in camera nostra.
Abbiamo fatto una sbornia eccezionale prima del banchetto assieme a delle persone eccezionali che vivevano al di là del muro, ma che in quei momenti erano tanto vicini, e che non avremmo mai più visto nella vita terrena .
Sfiga ha voluto che tanti, troppi, siano morti nella rivoluzione che ha cacciato Ceausescu.
Noi non li abbiamo dimenticati.
Come dimenticare i giochi del Mediterraneo di Spalato e Casablanca e le finali giocate contro il XV del Galletto dove abbiamo giocato alla pari contro degli autentici campioni (Serge Blanco, Jean pierre Rivs …).
Non mi sono dimenticato neanche le prime due mete segnate da mio fratello Nello agli All Black nei primi due incontri giocati .
La vittoria contro l’Argentina di Ugo Porta e il pareggio con la Francia a Rovigo.
E tantissime tournee in giro per il mondo per recuperare credibilità come rugbyisti.
Alle dipendenze di grandi allenatori, Roy Bish, Pierre Villepreux….. E sostenuti dopo anni di sacrifici, da commenti generosi di grandi tecnici e giocatori Britannici che cominciavano a conoscerci e nominarci sui loro libri di rugby o articoli nelle riviste specializzate.
Quanti anni di gavetta per avere i primi riconoscimenti a livello internazionale
A me e a mio fratello Nello hanno riconosciuto parecchi meriti ed eravamo considerati, all’epoca, la coppia di centri più forte in Europa.
Ma io penso a Mascioletti, a Ghizzoni, a Gaetaniello, a Bettarello, a Marchetto …
Non avevano niente da invidiare a giocatori che militavano in Nazionali del 5 Nazioni, a parte la platea e il contesto dove si esibivano.
Alcuni nostri giocatori, amici Italiani, sono stati più tardi invitati a vestire le maglie dei Barbarians e selezioni mondiali.
Anche io, con Bona, ho avuto questo privilegio nel 1980.
Pensate, invitati in una rappresentativa mondiale insieme a molti All Black ( Franck Oliver .. ) e altri giocatori famosissimi , Gallesi…, Jeff Squire ; a proposito per un mese ho giocato insieme anche a Phil Bennet…
Il nostro allenatore era Brian Lochore, una leggenda del rugby mondiale.
Ho preso sei mesi di squalifica dal Coni, perché la tournee era in Sud Africa e all’epoca in quel Paese c’era un veto per l’apartheid.
Forse è anche merito di tutti questi giocatori Italiani, che hanno sfidato nel passato recente i mostri sacri, se i Nostri azzurri oggi calcano le scene del rugby importante e del 6 Nazioni.
Forse questi giocatori di adesso dovrebbero ringraziare chi li ha anteceduti e soprattutto ammirarli per tutti i sacrifici che hanno fatto non essendo all’epoca dei professionisti.
Noi non abbiamo mai fatto sciopero per i soldi e abbiamo sempre dato tutto lo stesso in campo.
Forse bisogna ringraziarli i giocatori di allora per tutti quegli infortuni che hanno dovuto subire senza avere assistenza e rischiando anche il loro posto di lavoro.
In quegli anni era consentito placcare tutto e in tutti i modi, e il placcaggio a quel tempo era classificato come un gesto coraggioso, quasi una prova di forza, purtroppo tantissime volte veniva portato con l’intento di fare del male, più era pericoloso e cruento e duro più veniva apprezzato.
Si placcava il giocatore in alto, in volo in basso di traverso e possibilmente sempre. (per fortuna è stato regolarizzato)
In questi dieci anni circa di maglia azzurra abbiamo placcato sempre come dei veri coraggiosi, abbiamo placcato sempre come dei pazzi , sempre a difenderci negli ultimi periodi, per fortuna anche in modo organizzato. (grazie Villepreux)
E’ stato proprio un placcaggio (ho fatto una francesina a David Campese ) che mi ha provocato una lussazione alla spalla, poi è diventata cronica .
Purtroppo mi ha tolto la possibilità di giocare la prima coppa del mondo della storia.
Ieri un placcatore uruguaiano ha adottato un placcaggio quasi suicida e definito pericoloso e per questo è stato punito con un cartellino giallo.
Si è gettato, sotto le rotaie di un treno due volte più grosso e pesante di lui.
Si è gettato di traverso quasi come a sostituirsi ad un macigno posto in mezzo alla rotaia volutamente, nell’ultimo tentativo (ad un metro dalla linea di meta) al fine di impedire la marcatura di una locomotiva pesante 130 KG.
Di sicuro per il regolamento ha sbagliato ma per qualsiasi rugbista ha guadagnato rispetto.
Questo campionato ha messo in luce le squadre emergenti Giappone, Romania, Canada… e tutte queste squadre si sono fatte notare per il numero impressionante dei placcaggi.
Alla base di questo c‘è lo stesso spirito che avevamo noi in quegli anni!
E’ con il sacrificio, con la fatica e con il cuore che si ottengono risultati impensabili.
Sono convinto che anche l’Uruguay fra non molto potrà competere alla pari di altre squadre.
La voglia di emergere e farsi rispettare, questo conta!!.
Io auguro a tutte queste squadre emergenti di trovare tante occasioni nella loro strada e di mantenere sempre il coraggio di placcare
Le platee ci saranno per tutti un giorno e io penso che già da oggi se le meritino.
Per quanto mi riguarda il rispetto, il mio l’hanno già avuto.

Un abbraccio a tutti

Rino Francescato